Batman e Giobbe, i due che perdono tutto in una sola notte

Nel girovagare dei miei interessi, riflettevo su un momento cruciale di Batman in cui dice: “Io sono vendetta, io sono la notte, io sono Batman!

C’è una scena che conosci anche se non hai mai letto un fumetto. Un bambino in un vicolo, i genitori per terra, una pistola fumante. Da quella notte Bruce Wayne decide una cosa sola  il dolore non lo toccherà mai più.. E ci riesce. Batman non perde quasi mai… Ma vive in una caverna ed è solo.

Dall’altra parte c’è Giobbe. Un uomo giusto, ricco, rispettato, prospero. Perde i figli, i soldi, la salute, tutto in una manciata di giorni. Non c’è vicolo buio, non c’è pistola fumante, non c’è nemmeno un cattivo da combattere. C’è solo il silenzio, il buio,  la cenere e un dolore che non ha forma. ma Giobbe non costruisce niente sopra, forse, solo crolla; due uomini che partono dallo stesso posto e arrivano in un luogo completamente diverso.

Batman è una delle grandi narrazioni della cultura occidentale moderna perché dice qualcosa che vogliamo credere  che l’uomo basta a se stesso. Che con abbastanza volontà, sufficienti risorse e intelligenza puoi prendere il peggio che la vita ti dà e trasformarlo in forza. “Il dolore diventa carburante” e la  perdita diventa motivazione. (Forse Batman è stato il primo mental coach)

È una teologia. Non la chiamerebbe così nessuno che legge fumetti, ma è una teologia, una visione precisa di come funziona l’uomo e di cosa gli serve per stare in piedi. E la risposta è  se stesso. Solo se stesso.

Lutero chiamava questa cosa teologia della gloria. L’idea che Dio o in questo caso, il potere, il successo  si trova in alto nel trionfo, nelle cose che funzionano perché anche se si traveste di “giustizia” in realtà è  solo “rivincita”. L’uomo della teologia della gloria trasforma ogni cosa in scala per salire. Anche il dolore… specialmente il dolore.

Bruce Wayne è l’uomo della teologia della gloria portato alle estreme conseguenze. Ha preso la notte più buia della sua vita e ci ha costruito sopra un impero. Gotham è più sicura grazie a lui… quindi non si può dire che non funziona, ma a che prezzo?

Lutero diceva invece un’altra cosa, più scomoda. Diceva che l’uomo che non conosce Dio non conosce se stesso. Non perché sia stupido o cattivo ma perché ci vuole qualcosa di più grande di noi per vederci davvero. Come uno specchio che non puoi tenere tu stesso  hai sempre un angolo cieco. Batman conosce Gotham a memoria. Conosce ogni criminale, ogni vicolo, ogni debolezza di ogni nemico. Ma Bruce Wayne, sotto la maschera, è ancora quel bambino nel vicolo che non ha mai smesso di avere paura. Un personaggio…  e dentro, nessuno.

Se ci pensi Giobbe non ha niente di eroico, è il vero antierore, non costruisce niente, non si vendica, non trasforma il dolore in superpotere. Urla. Accusa Dio direttamente, dice cose che i suoi amici trovano scandalose, pretende risposte che non arrivano, è un uomo a pezzi che non finge di stare bene.

E questa è esattamente la sua grandezza.

Gli amici di Giobbe fanno quello che farebbe chiunque di noi cercano una spiegazione. Hai peccato, hai sbagliato qualcosa, Dio ti sta punendo, se torni sulla retta via tutto si sistema. È la teologia della gloria applicata alla sofferenza: deve esserci una logica, un meccanismo, una scala per risalire, basta trovare il gradino giusto.

Giobbe li manda a quel paese. Non perché sia arrogante ma perché sa che stanno mentendo…  La realtà è che il dolore non sempre ha una spiegazione, perché restare nella cenere senza capire perché è una delle esperienze più umane che esistano e nessuna teologia della gloria regge davanti a quella realtà.

Lutero capiva questo. La sua teologia della croce “theologia crucis” diceva che Dio non si trova nel trionfo ma nella sconfitta, non nella risposta ma nel silenzio, non nella forza ma nella debolezza perché Il posto dove Dio abita non è il punto più alto della storia ma il punto più basso. La croce non è un incidente nel piano di Dio,  è il suo metodo.

Giobbe arriva esattamente lì al punto più basso…

Dio risponde a Giobbe dal turbine. E non risponde a nessuna delle sue domande. Non spiega il dolore, non giustifica la perdita, non presenta un piano per riprendersi tutto, no, chiede… domande su domande. Dov’eri quando ho posto le fondamenta della terra? Conosci le leggi del cielo? Puoi legare le Pleiadi? È quasi brutale.

Ma Giobbe dopo questo scambio dice una cosa che è forse la frase più densa dell’intero Antico Testamento  “per sentito dire avevo udito di te, ma ora i miei occhi ti vedono.”

Tutta una vita a sapere di Dio. Tutta una vita di fede di un certo calibro, comportamento giusto, sacrifici offerti al momento giusto, appartenendo al circolo corretto. E non lo aveva mai incontrato davvero. Ci vuole il crollo totale, il fondo del barile, per arrivare all’incontro reale, non alle risposte, ma all’incontro.

Lutero direbbe che è esattamente così che funziona perchè “La conoscenza di Dio e la conoscenza di se stessi non sono due percorsi separati,  sono lo stesso percorso, e si cammina solo in una direzione, attraverso il posto dove non hai più niente da esibire” Giobbe arriva a vedere Dio nel momento in cui non ha più niente da mettere davanti. Niente soldi, niente figli, niente salute, niente reputazione, niente teologia corretta da difendere. Solo lui, nella cenere, con le domande senza risposta.

E in quel momento vede. E vedendo Dio, vede finalmente se stesso.

Chi ha vinto?

Batman che esce dalla storia più forte. più preparato, più blindato, più figo, più solo. La ferita è ancora lì, sotto la maschera, esattamente dove era quella notte nel vicolo. Non è guarita è stata resa utile e c’è una differenza enorme tra le due cose. Giobbe invece  esce dalla storia con niente in mano e con qualcuno negli occhi. Ha perso tutto e ha trovato l’unica cosa che non si costruisce  “un incontro” reale con qualcuno più grande di lui, che lo ha visto davvero.

Il mondo ti venderà Batman ogni giorno. Ti dirà che il dolore è carburante, che la ferita è identità, che puoi costruire qualcosa di abbastanza grande sopra la perdita da non sentirla più. E magari funziona ma ti lascia solo in una caverna con una maschera che non sai più togliere.

Giobbe non gestisce il dolore, lo accetta, e  attraversandolo non trova le risposte, trova Dio. E trovando Dio trova finalmente se stesso.

Mi piace Batman in questo senso, non nel senso dell’antieroe alla Edgar Allan Poe, nel senso che tutti siamo un po’ Batman ma possiamo scegliere il vero antieroe. perché la differenza è cruciale, è la differenza tra sopravvivere e vivere, tra sapere di Dio e vederlo.

K.L.


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